Terza tappa: da Vallorch a Francenigo

Urduluk, il cane così rinominato – un pastore del Cansiglio che ci ha seguito ieri tra campi concimati e mandrie di vacche per l’ultima parte della tappa – è stato ricondotto alla sua malga dal legittimo proprietario. Il suo nome risuona ora nella valle, gridato da un affranto “Senzalluce”, affacciato dal balcone dell’Agriturismo Vallorch, alle prime luci dell’alba. È un grido che strazia i cuori e sveglia i pellegrini dal loro giusto sonno dopo le fatiche della salita di ieri.

Ma oggi ci aspetta un tappa ugualmente ardua, se non di più: 30 km dal Cansiglio a Francenigo, praticamente tutti in discesa, che metterà alla prova polpacci, femorali e adduttori (fatto salvo “O Pé Coxinho”, super-camminatore dai piedi di balsa).

Dopo la colazione e i congedi di rito da Giorgia e Miriam, ci si incammina rapidi e spediti verso località La Crosetta, quota 1100 (gran premio della montagna vinto ovviamente sempre da lui, “O Pé Coxinho”) dove facciamo pausa nell’omonima osteria gestita dalla simpatica e arzilla Rita, che ci prepara caffè e cappuccini. Il suo è un locale storico, anche se le regole del Comune non le attribuiscono tale titolo: ha circa 130 anni e la grossa stufa all’interno, tanto per dare un’idea, è stata fatta a suo tempo da un reduce russo della grande guerra. Alle pareti, tra arredi in legno e memorie che furono, persino trovi i poster di Manu Chao e biglietti dei concerti dei C.S.I. (ma qua dubitiamo che ci sia andata lei). L’atmosfera calorosa e il braciere acceso invitano alle coccole e solo dopo un’ora riprendiamo il cammino.

Il cielo è plumbeo, qualche scroscio di pioggia infradicia i fitti boschi di betulle e le pteridofite, che nella discesa verranno presto avvolti dalla nebbia e trasformati in un panorama di pianura. È con questa vista negli occhi, piana e liscia lì all’orizzonte, che nel tempo record di 20 minuti netti – conto compreso – consumiamo lo spuntino di formaggi dolci e stagionati, pane e vino rosso, alla malga Coda di Bosco (per gli amici: la malga del Titti).

Da qui la marcia procederà ora senza interruzioni, per due ore e mezza verso il Col de Fer, con un piccolo incidente di sentiero non trovato, che non comporterà però alcun grave allungo sulla già impegnativa tappa. Incomincia comunque ad affiorare la stanchezza di oggi e di ieri anche se le chiacchiere e le risate non mancano, accanto a chi preferisce il proprio silenzio o un po’ di musica nelle orecchie.

Al colle, l’unica pausa veramente programmata è il pranzo, che ci vede ospiti della Società Agricola “Rive Col de Fer”, la cui proprietaria Alessia, insieme alla sua bella famiglia, ci accoglie con estrema gentilezza in una sala “soppalcata” con vista sulla spianata mozzafiato di Sacile, allestendo una generosa tavolata con ottimi loro prodotti a km zero, perfettamente abbinati agli eccellenti vini della loro cantina. Vorremmo sempre stare un po’ di più con amici come questi, che donandoci il loro tempo e raccontandoci la loro storia ci aiutano a comprendere quanto la bellezza del loro territorio sia frutto d’un impegno costante e d’un lavoro serio e appassionato, ma il cammino fino a Venezia è ancora lungo: ci tocca salutare anche Alessia e il Col de Fer, col suo caratteristico FigoMoro da Caneva.

Alla stazione di Sacile abbracceremo l’”Attuario fasciato”, “Masterchef” e “Chador” (soprannome ancora al vaglio, seppur in testa alle preferenze), prima che salgano s’un treno, per motivi di lavoro costretti ad interrompere il cammino.

A Francenigo arriveremo in serata, stanchi e provati dal lungo andare, accolti dal parroco della chiesa arcipretale di S. Tiziano, quasi privi addirittura delle forze necessarie a raccontare, ma appena in tempo… prima che il diluvio s’abbatta su strade e province, allagando piazze e campi. Che lassù qualcuno abbia voluto mostrar la sua clemenza per questi 10 pellegrini sul cammino di Venezia?

Le foto:

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