Quinta tappa: da Ponte di Piave a Caposile

Addio Piave

Questo è stato il giorno dell’acqua: iniziato con l’asciugatrice della piazza di Ponte di Piave, che ha contribuito al rinnovo del guardaroba dei pellegrini, e terminato al limite della laguna.
La pioggia ha accompagnato le prime ore del cammino. Con i piedi resi pesanti dal fango della campagna, abbiamo costeggiato il Piave salendo e scendendo dai suoi argini.
La prima tentazione del pellegrino si è manifestata con l’incontro di un vecchio rudere di barca, che in fondo, avrebbe semplicemente reso più eroico il nostro arrivo alla foce del fiume … ma ci viene subito in mente Clap, la tartaruga di terra incontrata ieri, e ci ricordiamo che siamo esseri lenti e terrestri e abbiamo quindi continuato a piedi.
Proseguiamo lungo il Piave fino ad incontrare l’A4. Una famigliola di anatroccoli nascosti nell’erba proprio al centro della via ci dimostra quanto questa strada sia poco battuta. Poco più avanti la strada si trasforma in un canneto, la Cambogia di fronte a noi. Siamo così costretti a proseguire a colpi di mannaia!
Finalmente arriviamo a Noventa e qui ci aspetta il momento più bello e atteso da ogni Pellegrino: il pranzo, sempre “frugale“ naturalmente. Ad ogni pasto che abbia coinvolto le persone del luogo, il gruppo di pellegrini ha suscitato il panico. E non per la quantità di cibo che dopo qualche ora di cammino una persona è in grado di ingoiare, non per i litri di alcol che servono a mantenere atletico il fisico. Al grido di “c’è qualcosa di vegetariano”, la gente scappa, si nasconde sotto le affettatrici, dietro i prosciutti. Le richieste sono state, nell’ordine: “ma per i vegetariani va bene la pasta con il tonno?”, e poi, “si certo, possiamo farvi un panino vegetariano: va bene, pomodoro, formaggio e gamberetti?”. Lasciamo ai nostri lettori le simpatiche conclusioni.

Riprendiamo il cammino diretti a Caposile, all’inizio della laguna, da dove poi riprenderemo il cammino domani, prima di raggiungere la meta di questo percorso, Venezia.
Si ricomincia intorno al Piave, il fiume che abbiamo visto nascere vicino a Longarone e che abbiamo seguito lungo il Veneto.
Il primo ponte a pedaggio lo incontriamo poco dopo. Proprietà privata, dice, pedaggio 0,55€. Solo per le auto, ovviamente. I piedi pagano già il loro pedaggio: budget generale del gruppo, una media di 3 vesciche a testa.
Dopo il ponte di Ca’ Memo, passiamo sulla sponda destra del Piave. Il Timbalero ci allerta: salutate la sponda sinistra! E allora ciao Piave, è stato un bel cammino fino ad ora.
Risaliamo sugli argini, per allontanarci lentamente dal fiume, con le strade che nella campagna si diramano per raggiungere le diverse località e i campi ricoperti da uno strato di limo e sabbia fertile.
Ed è qui che i pellegrini compiono la loro ennesima infrazione: attraversamento ferroviario. Ovviamente dopo aver consultato gli orari di frecce e interregionali vari.
Ad animare il nostro cammino ha provveduto quindi l’incontro con un gregge di pecore, guidato, oltre che da due splendidi asinelli, anche da eroici pastori rumeni. O pé coxinho si è letteralmente illuminato in volto e, da pastore esperto, ha tenuto una lectio magistralis sull’argomento.
Continuiamo quindi tra filari di vite dai meravigliosi quanto artistici intrecci fino alla volata finale lungo la statale, dopo una “breve” pausa per placare la sete dei pellegrini a Musile di Piave. La VC o VCC (rispettivamente “variante capocchia” e “variane c**** di cane”) non vengono scelte questa volta. A costo di rischiare la vita lungo una strada senza un ciglio, i pellegrini vogliono arrivare dritti e spediti alla meta del giorno.
Arriviamo a Caposile. Sono le 19. Ci rendiamo conto che inspiegabilmente qualunque sia la distanza che percorriamo non riusciamo ad arrivare mai alla meta prima delle 19… Saranno forse le pause? Mah, eppure siamo dei Pellegrini così seri…
Veniamo accolti al B&B “Erba Matta” da una eterogenea famiglia di cani, gatti caprette che ci riempiono di coccole.

Grazie alla perfetta organizzazione del Timbalero, siamo accolti a cena dal Gruppo giovani di Caposile: Cristiano, il nostro contatto, che ci prepara una splendida pasta. Leonardo, il futuro batterista, che può mangiare 8 pasti al giorno senza ingrassare di un grammo. Ottavia, trasferita da Jesolo qualche anno fa e perfettamente integrata nel gruppo, che ci delizia con le meravigliose torte dello zio pasticcere. Giorgia, una vera guerriera del luogo, abbiamo subito capito che è meglio essere suoi amici per non rischiare la pelle. Francesco, ormai l’adulto del gruppo, e infine la “forestiera”, della quale purtroppo non ricordiamo il nome, ma cugina di Giorgia, di Chiesanuova, studente dell’artistico e futura organista!
Ci raccontano l’isolamento del loro paese. L’amore per il posto in cui abitano e la rabbia per come questo luogo, e di conseguenza la loro vita, rischi, ogni giorno di più, di essere tagliato fuori dall’ennesima rotonda che rende più rapidi i passaggi da un posto all’altro.
Abbiamo sentito di voler dare il nostro contributo alla loro causa. Forse perché ci siamo rispecchiati in loro o forse percgè abbiamo sentito la loro forza e convinzione. In bocca al lupo ragazzi!

Torniamo quindi al nostro piccolo paradiso di oggi, sicuri di avere di fronte a noi una notte riposante.

Le foto:

Un Commento:

  1. Vi ringraziamo sentitamente per tutta la disponibilità dimostrataci e per la bellissima serata passata assieme!
    Un sentito GRAZIE per la Vostra collaborazione!
    Siamo tutti speranzosi di poterVi incontrare di nuovo!
    Un caro saluto,
    Gruppo Giovani Caposile

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