Quarta tappa: da Francenigo a Ponte di Piave

Ore 7:00, i Rolling Claps si svegliano all’acquario parrocchiale di Francenigo, dopo avere eroicamente superato una notte buia e tempestosa grazie alla protezione offerta dal poster “Catechesi OK”. Sono le 7:30 quando viene improvvisata nel limitrofo campetto una partitella amichevole di pallavolo. Alle 8:00 viene riesumata la “Povka”, dopo 14 ore di sonno. Alle 8.15 l’ardito manipolo si dirige vero il bar Krizia ove, per lo stupore generale, a servire caffè e brioche (o “briokes”, citando La Crosetta) sembra trovarsi Annie Lennox. La magnanima “Povka” offre una “nguantiera” (vassoio) di pasticcini. Neppure questo bagno è sfuggito alla benedizione Urbis et Orbis di Giuda.

Alle 9:00 l’allegra brigada lascia Francenigo, puntando dritto verso via Livenza, che costeggia il fiume omonimo. A seguito della generosa pioggia della notte scorsa i campi sono fangosissimi ma il gruppo anfibio procede impavido, sprezzante del pericolo, con italico furore.

Incrociamo la gara di pesca alla trota: “vista la crisi, al vincitore niente più medaglie in oro,” – dice un rappresentante del Gruppo Caimani del Meduno – “se butemo sul magnar!” Si scopre all’occasione che mai durante una gara bisognerebbe augurare “Buona pesca!” e noi chiaramente non ci siam lasciati sfuggire l’occasione di augurarlo proprio a tutti.

Lungo gli argini bagnati come paludi vietnamite, i Rolling Claps proseguono tra i campi fino a Campomolino. Al bar del paese, la pausa viene dichiarata come al solito di 5 minuti ma quando anche “O Pé Coxinho” ordina un toast al banco diventa chiaro a tutti che le indicazioni hanno la stessa credibilità di un proclama elettorale berlusconiano. È ufficiale: anche da noi Banana Republic. Nel frattempo, alcuni attempati giocatori di scopone incidono nei nostri cuori e nelle nostre menti quella che sarà ricordata come la bestemmia dell’anno: “Dio Pordenon!”

Ripartiamo alle 11:40. Dopo accese discussioni in seno alla nomenklatura del gruppo, veniamo diretti verso un campo cieco. Compiamo effrazione alla proprietà della Torniveneta e, dopo aver guadato un pericolosissimo rigagnolo e scavalcato i muri dell’azienda, scopriamo tragicamente di aver sbagliato strada.

Passiamo allora ad attraversare quella che sembra una centrale nucleare, un impianto che ricorda quello di Springfield visto ne “I Simpson”. Attorniati da un’aura fluo, sbuchiamo su Mansuè; lì ammiriamo bellissime villette hollywoodiane, incontrando il nostro primo tosa-erba automatico, che con maggiore precisione del “Senzalluce” ci indica la via. Sole alto, afa estiva, chiacchiere diffuse, tra i cinguettii di migliaia di uccelli e i latrati dei cani in giardino. Un indigeno impietosito ci offre dell’acqua dalla pompa del suo giardino. Ghiro approfitta per divorare la decima brioche della giornata.

Usciamo da Mansuè. Rapido conciliabolo di cartografi e poi via in direzione Oderzo. In lontananza, all’orizzonte, “all that we could leave behind”: a sinistra l’ormai mitico Cansiglio, a destra il complesso del monte Cavallo.

Ore 13:22: il tempo sta cambiando, promette nuova pioggia, forse in un paio d’ore. Abbandoniamo la statale e riprendiamo a camminare tra i filari delle viti.

Alle 15:30 arriviamo a Oderzo; in un bar sulla riva del Livenza incontriamo Franco, che accompagna “Povka” alla stazione, anche per lei il cammino s’interrompe qui. Ricompaiono alle 16: la “Povka” ha perso il treno. Intanto è arrivato Angelo, vecchio Ammutinato, accompagnato dalla moglie Stefania e dal figlio Vittorio, che senza successo tenta di sottrarre al “Senzalluce” il magico scettro di Gandalf.

Alle 16:30 i Rolling Claps sfilano in tutta la loro innata eleganza sulla passerella del corso principale di Oderzo, tra costosissime automobili in esposizione. Un ragazzino domanda: “Dove andate?” “A Venezia”, qualcuno di noi gli risponde. “A piedi?” “Sì.” “Mi prendi per il culo?”

E poi imbocchiamo la via di Postumia, ma solamente per poche centinaia di metri, fino a raggiungere il cartello “Ponte di Piave Km 6”. A questo punto, visto il largo anticipo sulla tabella di marcia, scatta la tipica “Variante Capocchia”. Decidiamo infatti di buttarci in una strada laterale che attraversa i campi e arriva a Rustignè. Giriamo a sinistra verso il cimitero. La truppa è stanca, il morale basso, fatta la solita eccezione di ”O Pé Coxinho”, insolitamente loquace.

Ci lasciamo la campagna alle spalle e arriviamo a Levada, da lì riprendiamo la Postumia. Lungo la ciclabile “La Locandiera” socializza con una tartaruga. Alle 18.40 tagliamo il traguardo di Ponte di Piave.

Al municipio ci attendono il vicesindaco Luciano De Bianchi e un nutrito comitato di accoglienza. Veniamo accompagnati nella sala consiliare del Comune, dove la comunità di Ponte di Piave ci riserva un insolito quanto gradito benvenuto. Il Comune ha riservato per noi la palestra della scuola media del paese. Alle 20:30 veniamo condotti all’osteria Pivetta, dove le deliziose pietanze della casa fanno da accompagnamento a una piacevolissima serata fra amici, vecchi e nuovi. Bevuto l’ultimo calice e scattate le foto di gruppo, giunge l’ora per i Rolling Claps di mettersi a nanna, per ricaricar le batterie.

Le foto:

Un Commento:

  1. daniela vidotto pinarel

    COMPLIMENTI A TUTTI VOI RAGAZZI. GRAZIE PER LA BELLA SERATA TRASCORSA IN CIACOLE E CONOSCENZE DEI VOSTRI PERCORSI. CI AVETE FATTO RIFLETTERE ED UN PENSIERINO SU UN EVENTUALE PROBABILE CAMMINO LO FAREMO ANCHE NOI. AUGURI E UN ABBRACCIO A TUTTI DANIELA E IVANO DA PONTE DI PIAVE

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