Prima tappa: da Erto a Soccher

La prima partenza mattutina della nostra avventura rotolante è – incredibilmente – quasi puntuale. Nonostante i gozzovigli della notte precedente, abbondantemente innaffiata di nettare d’uva grazie al contributo generoso di noi camminanti e degli zii della locandiera Sara, hospitaliera che ci ha accolto nella sua reggia per la notte. Colazione con torta favolosa. Ci congediamo da Grizzo, frazione di Montereale Valcellina, con un dolce messaggio ricevuto dalla madre della locandiera: “Viaggiar disincanta, ma chi parte mona, torna mona! Buon viaggio in cammino”.

Arrivo a Erto, direzione monumento dedicato al Vajont, con saluto dell’ex sindaco che ci racconta del disastro, per non dimenticare. Abbiamo deciso di partire da qui, quest’anno, proprio perché a ottobre saranno 50 anni dalla tragedia che ha travolto la sottostante Longarone, dove passeremo, e molte delle vicine borgate di Friuli e Veneto.

La partenza è dalla diga, che ci lasciamo alle spalle prendendo la strada che attraversa le gallerie. Procediamo in fila indiana, direzione: il Piave. I fiori gialli del tarassaco sono ovunque, assieme a tulipani, erba verdissima e alberi in un’esplosione di fiori. Il fiume si fa sentire già dal suo odore prima ancora che sia visibile. Primo giorno per una clapa (in dialetto triestino significa “gruppo“, insieme di persone) di 13 sassi roto-camminanti: chiacchiere per conoscersi, silenzi complici e rilassati che lasciano il tempo di prendersi le misure. Si procede a due, a tre, si occupa la strada in quattro camminando affiancati. Equilibri da creare, ritmi da trovare.

Nella prima pausa ci sono le “Gulpinarie” (da GULP: ?) con relativa investitura dei Ministri. Ne abbiamo per la salute, l’economia, lo spettacolo, la comunicazione, i trasporti e via dicendo. Siamo organizzati noi camminatori, ognuno ha la sua piccola mansione a servizio del gruppo intero. E tutti assieme facciamo un unico marciante Ministero della Cultura della Lentezza.

I passi si mescolano con gli odori del bosco e il fiume continua in sottofondo a farci compagnia.

Arrivati a Soccher, subito dopo le prime case, avvistiamo finalmente la nostra prima e unica fonte del cammino! Tutti intenti ad abbeverarci veniamo sorpresi dalle interrogazioni di Agnese, 84 anni di simpatia affacciati a un balcone proprio sopra le nostre teste. Vuole sapere dove ce ne andiamo, la prima abitante del paese dove saremo ospiti per la notte. Quando in coro le rispondiamo, non ci crede che la nostra meta è Venezia. “Non prendete in giro una vecchia!” ci apostrofa.

Compare Italo, ché in paese le voci sugli arrivi dei forestieri circolano subito. “Non vi aspettavo così presto” dice, poi conferma alla signora che la nostra meta è l’antica capitale della Serenissima. “Beh ma in treno ci andate?” incalza incredula Agnese. La salutiamo per iniziare il nostro viaggio di scoperta del territorio assieme alla nostra nuova guida, cui si aggiunge Augusto: insieme sono una fonte inesauribile di aneddoti e storie (la perla: “Ecomuseo vuol dire che tutto è museo, anche sta bruta fontana!“).

Pare che qui nel comune ci sia tanta voglia di fare. Scopriamo, ad esempio, che il 25 luglio si celebra una festa di San Giacomo, con tanto di pellegrinaggio di paese in paese!

L’ospitalità che ci riservano, anche a tavola, è calda e generosa, come la cena preparata da Camillo, gestore sardo dell’omonimo bar proprio a due passi dalla ex latteria, dove alcuni di noi passeranno la notte. Gli altri saranno ospiti nel paese accanto, perché qui vige il principio dell’accoglienza diffusa.

Sono molte le iniziative locali per promuovere il territorio, ce ne raccontano alcune l‘assessore al turismo e uno dei consiglieri che ci raggiungono a cena. Scopriamo ad esempio che siamo nel comune che negli ultimi 3 anni ha riciclato di più in Italia. Bravi bravisssssssimi! A domani, forse.. Se sopravviviamo…

Le foto:

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