Siamo un gruppo di viandanti. Siamo lenti. Ci piace camminare. I nostri cammini sono spartani, solidali, amichevoli, laici.

Ci chiamiamo THE ROLLING CLAPS. Clap in friulano significa sasso. Clapa in triestino significa compagnia. Siamo sassi rotolanti, o compagnie rotolanti, o ancora meglio: una compagnia di sassi rotolanti. Rotoliamo verso una meta, ma la meta non è importante.

Andiamo mossi da spirito pacifico, ma consapevoli dei lati meno puri di noi stessi. Così ci ha disegnati Ugo Pierri.

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Nel 2010 abbiamo iniziato ad esplorare le antiche vie di pellegrinaggio e viandanza che dal Friuli Venezia Giulia portano a Venezia. Ti stai chiedendo: perché? Chi ve lo fa fare? E perché a Venezia? Ma soprattutto: perché a piedi?

Andiamo perché ci piace camminare.

Andiamo perché ci piace vagare impolverati e sudati per le campagne e poi fermarci a bere una birra, in una trattoria che non compare in alcuna guida, ascoltare la storia di qualche vecchio, offrirgli un bicchiere di vino.

Andiamo perché ci piace essere vagabondi, come lo erano Rimbaud, Wordsworth, Thoreau, Chatwin e molti altri.

Andiamo perché ci piace essere scambiati per dei cinghiali, o dei clandestini, o dei senzatetto.

Andiamo perché prima di noi, nei secoli, molti sono andati a Venezia a piedi. Ci sono andati spesso per poi imbarcarsi per Gerusalemme, o ci sono passati per poi tirare dritti verso Roma, o Santiago de Compostela. Erano pellegrini. Noi siamo pellegrini etimologicamente: andiamo “per i campi”, i campi lontani da casa nostra, e attraversandoli indossiamo le vesti dei forestieri. Sì, andiamo perché ci piace essere forestieri. Ci piace essere stranieri. Se siamo devoti a qualcosa, lo siamo all’idea di essere estranei a noi stessi. Non sappiamo chi siamo. Se lo sapessimo, probabilmente non cammineremmo.

Andiamo perché camminando possiamo osservare gli sfregi che l’uomo compie, asfaltando, cementificando, privatizzando gli spazi. Osservando prendiamo nota. Fotografiamo, giriamo video, registriamo testimonianze. Ci piace prenderci cura del mondo che abitiamo (e che ci abita).

Andiamo per conoscere meglio le terre in cui viviamo, capire come si stanno trasformando, in che modo resistono i piccoli paesi, le loro microeconomie. Ascoltare le lingue e i dialetti. Provare cibi e vini di cui non sospettavamo l’esistenza. Incontrare la gente, salutare chi incrociamo per la via. Ci piace salutare chi incrociamo per la via.

Andiamo perché ci piace gridare “Ehi! Aprici la porta!”, per essere accolti da chi non conosciamo, perché sappiamo che non esiste viandante senza chi si prenda cura di lui.

Andiamo perché ci piace camminare in compagnia. Ci piace anche camminare da soli, e quando accade, basta accelerare il passo. Ci piacciono le confidenze tra viandanti, prima di dormire, ognuno nel suo sacco a pelo. Ci piace dormire in posti spartani e svegliarci con il mal di schiena, lamentarci qualche minuto e poi ripartire, zaino in spalla. Ci piace camminare col ritmo del più lento.

Andiamo a Venezia. Ma Venezia si potrebbe chiamare in mille altri modi. Venezia è un luogo della mente. Venezia è l’arrivo di tutti gli arrivi. Andiamo a Venezia, andremo a Venezia, ma Venezia non è la meta.

(la meta è il cammino)