Rolling Claps Tour : “The Rolling Trunks” Altopiano di Asiago – ottobre 2013

Diario collettivo non autorizzato

E dunque sì è fatto. Questo primo ritrovo al di fuori della “Semana  Santa”  tradizionale di primavera, per il quale ci sono voluti “solo” 4 mesi di preparazione e innumerevoli cambi di programma, è stato portato a compimento con successo. Era dunque passato il disegno di legge “ Tapirulana-Timbalero”, ovvero quel  percorso montano alla ricerca delle antiche vie dei boscaioli e dei contrabbandieri sull’altopiano dei 7 Comuni. Non è chiaro se sia passato solo perché l’unico presentato in tempo o perché effettivamente era meritevole, ad ogni modo così è andata, pur col tracciato ridotto rispetto all’idea iniziale per esigenze logistiche.

Tra i non partecipanti spicca la presenza della Tapirulana, coproduttrice del progetto, mentre si sono presentati regolarmente ai blocchi di partenza venerdì 11 ottobre ad Asiago : Mentirosa, Pé Coxinho, Attuario, Gondoliere, Senzalluce e Timbalero. Mondiale è stato placcato da un problema intestinale ma ha accompagnato eroicamente l’Attuario fino a Bassano. Gli altri sono classificati N.P. (Non Pellegrinanti)

Ore 15 piazza del Duomo: saluto delle autorità e salita allo Zebio. Il Monte Zebio, che si trova sopra la ridente località turistica di Asiago, è stato teatro di immani tragedie nella prima guerra mondiale, come testimoniano gli innumerevoli cimiteri di guerra disseminati tra i suoi boschi, e le croci con scritte multilingue, superate in numero solo dagli aghi di abete e, in questa stagione, dai funghi.

E’ fra questi paesaggi, illuminati da un inaspettato sole, che i Rolling Claps  salgono lieti e giulivi, per sentieri dapprima chiari e larghi, poi meno comprensibili, infine decisamente oscuri, tant’è che ci perdiamo un paio di volte, e raggiungiamo il bivacco Stalder, nostro rifugio notturno, con un’ora di ritardo, verso le 18. Lì ci attende il paziente Diego, gestore incredibilmente astemio, che ci istruisce sulle regole del rifugio, su cosa fare e cosa non fare e noi, trafelati dalla salita e dalla carenza di ossigeno (1620 metri slmm) annuiamo senza capire. Ma caminetto, stufa, taglio della legna, viveri e la giusta dose di pelinkovac non ci fanno temere il freddo, né i ghiri o i fantasmi dei soldati che andiamo a visitare di notte, in silenzio, strisciando nelle trincee, come maldestri guastatori.

 La mattina ci si alza un po’ doloranti, ma è il bianco abbacinante della neve, caduta nella notte, che rende il tutto surreale. La prima nevicata dell’anno, e noi siamo in prima linea a combattere l’ incursione del generale inverno. Colazione blanda, poi su, fino all’obelisco a memoria della “ Mina di Scalambron” tragedia dell’artiglieria italiana, datata 10 giugno 1917, in cui la Brigata Catania fu spazzata via in un secondo a quanto pare da un unico, precisissimo , fulmine, di certo filoaustriaco.

Da lì si scende verso valle. La neve diventa pioggia, la pioggia diventa fango, il fango diventa sole. Boh. E’ proprio così. Raggiungiamo Asiago dove ci aspetta Giuda, con lui mangiamo prelibatezze dell’altopiano mentre aspettiamo la Ghira, che nel frattempo si è arrampicata sull’altopiano pure lei.

Ecco che verso le 15:00 i Rolling Claps ripartono compatti in formazione lungo la Via Tilman, percorso che ricorda il tragitto che il Maggiore (e incredibile scalatore ed esploratore  britannico) H.W. Tilman percorse nell’estate del 1944, per raggiungere le sue truppe nell’agordino. Questo sentiero ci porterà in circa quattro ore al Sasso di Asiago, ultimo baluardo dell’altipiano che s’affaccia sulla Valbrenta. Attraversiamo pascoli, boschi, zone di caccia, borghi, lasciamo sulla destra monumenti e antiche sciovie, con una vista che si fa aperta e splendida, fino al tramonto e all’arrivo a destinazione ormai a sole spento. Ci sistemiamo nella canonica, comoda e calda, e la lasciamo giusto il tempo di una pizza e una decisione importante, di quelle che si prendono alla vigilia della fine. Il prossimo Rolling Claps Tour sarà da Tarvisio a Venezia. Poi a nanna, domani non si scherza. Domani c’è l’ AVT, che non è ahimè l’ Azienda Vicentine Trenovie, ma la temibile e inaffrontabile Alta Via del Tabacco, da cui nessun uomo è mai tornato.

Sveglia prestissimo per gli standard Rolling Claps. Ore 7:00. Per qualcuno 7:50, ma in ogni caso alle 8:00 siamo tutti fuori. Colazione e partenza, giù per la mitica Calà del Sasso, antico sentiero dei boscaioli che dall’altopiano scende a Valstagna, lunga 4444 gradini sdrucciolevoli e schianta-polpacci. Ci mettiamo un’ora e mezza per arrivare all’imbocco dell’ AVT. I primi impervi saliscendi ci fanno capire che la sua nomea è tutt’altro che immeritata e le dieci ore previste dal CAI per la sua percorrenza sono casomai strette. Cerchiamo di arrampicarci, per sentieri stretti e pendenti, lungo i crinali che una volta erano caratterizzati da coltivazioni e terrazzamenti illegali di tabacco, e dove i contrabbandieri dell’ ‘800 erano inseguiti da  finanzieri agguerriti, ma crediamo anche da lupi e cinghiali. L’AVT non dà tregua. Non ti seduce nemmeno con qualche tratto pianeggiante, per fregarti poco più in là. No, l’AVT non è subdola. Non ne ha bisogno. Ti piglia a schiaffi sui quadricipiti in salita, e a calci sulle ginocchia in discesa. Non ha bisogno di nascondersi. E’ semplicemente superiore a te. Ce ne rendiamo conto ben presto e a nemmeno un terzo del cammino i Rolling Claps , riversi sul sentiero come castagne cadute da un albero, si guardano negli occhi l’un l’altro, alla ricerca di una speranza, di una luce che non si vede, di un polmone ancora intero, o un muscolo che risponde agli stimoli. E in questa tetra desolazione, in questo campo di battaglia dove gli uomini giacciono sconfitti e morenti che si leva un essere, un essere che, con la tranquillità di un dio in mezzo ai mortali, si alza e dice : << Io vado, la faccio tutta >>. Quest’uomo, signori, è Pé Coxinho. Non riusciamo nemmeno a salutarlo che lo vediamo già levitare, salire a velocità folle come qualcuno venuto da un altro mondo. Ebbene sì:  la camminata geomagnetica.

A noi poveri Claps senza superpoteri, non rimane che la mesta e autoconvinta discesa in valle, verso i sentieri piani, le birre, l’immancabile cibo. Ed è così che, tra uno spaghetto alla carbonara, sedici anse del Brenta, un bivio sbagliato, una bozza di vino e 5 melograni guadagnati, i Rolling Claps, a meno dell’Attuario, lanciatosi a metà pomeriggio verso un improbabile ultimo treno che poi effettivamente è riuscito a prendere per il sollievo di tutti, giungono sul Ponte Vecchio , detto anche “Ponte degli Alpini” alle ore 19:15, in pieno aperitivo bassanese. Non facciamo in tempo ad abbracciarci e a chiederci dove sarà Luis, che come un’ombra ultraterrena compare alle nostre spalle. Pé Coxinho ci sorride e ci dice col suo accento portoghese: << Vergognatevi! Sono arrivato prima di voi! >>. Capiamo che ce l’ha fatta. L’Alta Via del Tabacco è doma. Sanguina lassù, ancora appesa al monte, trafitta dal “Pé”, detto la “Saetta di Bellagio”, il “Pendolino del Cammino Francese”, la “Transiberiana della Via Francigena”, dopo sette ore di spurgo inenarrabile (il CAI ne prevedeva 10 ). L’AVT è dunque sconfitta. Ma non da un uomo. Pé Coxinho non è umano. E’ un Super Clap. Mentre tutti noi, sconfitti nel corpo e nell’orgoglio, veniamo degradati dal GULP al rango di Mini Claps Inferiori  di III classe.

Ma risaliremo. Ah se risaliremo.

La prossima volta.